RIPRODUZIONE TARTARUGHE TERRESTRI

Accoppiamento testudo

La maturità degli esemplari per la riproduzione dipende dall’età e dalle dimensioni Nella maggior parte delle terrestri la riproduzione è stagionale (subito dopo il letargo per le autoctone) e, a seconda della specie, le deposizioni possono verificarsi più di una volta all’anno.
Appena intercettata una femmina ricettiva, cioè matura sessualmente e disponibile alla riproduzione il maschio inizia un prolungato periodo di corteggiamento che può essere però molto violento, tanto da poter provocare gravi ferite alle femmine. I maschi sono particolarmente territoriali soprattutto durante la stagione degli amori; se nello stesso spazio convivono due esemplari di sesso maschile questi, a causa di varie lotte, potrebbero riportare gravi ferite, per cui per un allevamento ottimale nella recinzione devono essere presenti un singolo maschio e due o tre femmine in modo che il maschio non stressi ripetutamente la stessa femmina durante il periodo dell’accoppiamento. Dopo la fase di maturazione delle uova, che può variare da specie a specie, la femmina scaverà dei buchi con le zampe posteriori in varie zone della recinzione urinando per ammorbidire il terreno. Una volta scelto il luogo adatta vi deporrà le uova, in numero variabile da specie a specie. Terminata la deposizione richiuderà la buca passandoci sopra svariate volte per rendere invisibile il nido. Le tartarughe prima della deposizione possono manifestare estremo nervosismo e comportamenti anomali per più giorni (anche per un paio di settimane). Capita di vederle camminare ininterrottamente anche nelle ore serali.
A volte capita che la femmina deponga le uova senza scavare il nido, abbandonandole quindi in superficie; il più delle volte queste uova non sono fecondate, ma sono state registrate nascite anche in questo caso. In cattività l’assenza di un luogo adatto alla riproduzione può causare fenomeni come ritenzioni delle uova (distocia) che possono provocare la morte dell’animale.
Dopo anche un solo accoppiamento la femmina è in grado di conservare lo sperma anche per 4-5 anni; questo fenomeno è comune in natura con il nome di amphigonia retardata, avviene grazie alla presenza di un apposito diverticolo posizionato all’interno della cloaca.
La durata d’incubazione varia sia a seconda della specie che alla temperatura ambientale; se la specie che ha deposto è un’autoctona è possibile lasciare le uova nel nido e aspettare che i piccoli nascano in modo naturale. Questo si verifica con facilità nelle regioni meridionali, ma nelle regioni settentrionali il modo consigliato per aver un buon numero di nascite resta quello di posizionare le uova in un’incubatrice. In caso di riproduzione di esemplari esotici, quindi con climi molto diversi dai nostri, è opportuno trasferire le uova in incubatrice, prelevando dal nido le uova e avendo cura di non girarle dalla posizione in cui si trovano. Andranno parzialmente interrate in un contenitore con circa 5 cm di vermiculite, terriccio o torba, e sistemate quindi in incubatrice. In commercio esistono svariati modelli d’incubatrice, tuttavia non è difficile costruirne una artigianale procurandosi un semplice contenitore isolante (ad es. un frigo portatile), un termoriscaldatore per acquari o un cavetto riscaldante. E’ importante utilizzare un termometro e un igrometro che consentano di stabilire al meglio temperatura massima e minima ed umidità all’interno dell’incubatrice. Il coperchio del contenitore va ovviamente chiuso assicurandoci che la condensa non finisca sulle uova, quindi è opportuno sistemare sopra le uova una lastra di vetro o plexiglas disposta in modo obliquo (la condensa si raccoglie lì ma la pendenza la fa scorrere ai lati, impedendo la ricaduta sulle uova).
Il sesso dei nascituri è determinato dalla temperatura: ad esempio con le specie autoctone sotto i 28° nasceranno quasi esclusivamente maschi, sopra i 30° C la maggioranza saranno femmine. Si consiglia di non superare comunque i 32° C.
Per vedere se le uova sono fertili basta semplicemente osservarle in controluce puntando da dietro un fascio di luce molto intensa (ad es. una torcia) e avendo sempre cura a non rigirarle; questa operazione prende il nome di speratura, grazie a questa tecnica possiamo renderci conto se le uova sono fertili osservando i finissimi vasi sanguigni che si stanno formando; tuttavia questa pratica non dà sempre i risultati sperati ed occorre inoltre un occhio esperto per riconoscere quello che si vede. Se le uova non presentano alcun segno vitale, anche dopo parecchio tempo di incubazione, possono essere scartate. La presenza di muffe sulla superficie non è obbligatoriamente indice di uova non fertili, ma è consigliato separarle in modo che la muffa non si propaghi su tutte le altre uova. Piccole crepe nel guscio non pregiudicano lo sviluppo embrionale, tuttavia se le uova emettono un odore maleodorante o se tardano a nascere possono essere anche queste scartate.
Il tempo di incubazione dipende dalla specie; si va dai 60 giorni in incubatrice per le hermanni (90 in terra) ai sei mesi necessari per le Astrochelys radiata.

Accoppiamento testudo

accoppiamento testudo

deposizione testudo

deposizione testudo

speratura testudo

Testudo uovo

Testudo uovo

ALLEVAMENTO DEI PICCOLI

Subito dopo la schiusa c’è la possibilità che il sacco vitellino dei piccoli non sia del tutto riassorbito. Se questo dovesse accadere riponete le neonate in un barattolino (es. vasetto da omogeneizzati) utilizzando come substrato delle pezzuole umidificate o spugnette sottili per evitare lesioni al sacco vitellino. Il barattolino va lasciato dentro l’incubatrice al buio e al caldo. Quando il sacco si è riassorbito completamente le piccole possono essere riposte in una sorta di terrario esposto al sole, ma con alcuni rifugi che diano ombra. Per i primi giorni, finché il piastroncino non sarà completamente chiuso, è preferibile usare del cartone come substrato. Lasciare sempre un contenitore basso e facilmente accessibile con acqua pulita: le neonate bevono parecchio. Trascorsa la prima settimana potranno essere messe in una porzione di giardino recintata per bene.  Come fondo si può utilizzare della terra di campo mista a torba bionda di sfagno. In un angolo creare un piccolo rifugio dove i piccoli possano trovare riparo e dormire; va bene una tegola o un mezzo vaso di coccio. Molto gradite anche piantine basse, come il rosmarino strisciante, che creino ulteriori zone d’ombra. L’esposizione al sole è indispensabile, ma va fatta preferibilmente nelle prime ore della giornata e verso sera, evitando le ore più calde.
All’interno della sistemazione, inoltre, deve essere presente una ciotola per l’acqua dove le piccole potranno bere, immergersi e defecarvi una volta immerse. Il livello dell’acqua deve essere basso (pochi mm) e il bordo deve permettere loro di entrare ed uscire agevolmente.
Con le piccole serve anche un occhio di riguardo perché hanno la tendenza a capovolgersi e se rimangono in quella posizione sotto il sole si disidratano in poco tempo. Nelle ciotole dell’acqua mettere dei sassolini o delle biglie di vetro che offrano loro dei punti su cui fare leva per raddrizzarsi.
Tutta la superficie della recinzione andrà chiusa con una rete metallica a maglie da 1 cm in modo da evitare che siano predate da uccelli, topi e cani o che siano vittime della curiosità dei gatti.
Le baby tartarughe dovranno essere alimentate con la stessa alimentazione somministrata agli adulti.
Da novembre a marzo (riferito alle regioni settentrionali) le temperature si abbasseranno notevolmente e le baby tartarughe delle specie autoctone sentiranno il bisogno di ibernare.
Sul letargo delle piccole ci sono ora molti pareri contrastanti: alcuni allevatori preferiscono far saltare il primo letargo alle nasciture sostenendo che queste, essendo appena nate, non avrebbero né forze né energie a sufficienza per superarlo, perciò con l’arrivo del freddo mettono le baby in un terrario interno con lampade riscaldanti e ad ultravioletti.
Molti altri invece preferisco far ibernare le nasciture per far seguire loro un ritmo naturale, tenendo anche conto del fatto che le nascite in incubatrice avvengono un mese prima e questo permette alle piccole di usufruire di un mese in più nel quale alimentarsi e crescere. Se le piccole sono in buone condizioni di salute e dalla nascita è stato rilevato un costante aumento di peso, il letargo resta la scelta più naturale ed indicata. Anche piccole di 10-12 g sono perfettamente in grado di superarlo.
Il letargo delle nuove nasciture deve essere una sorta di letargo controllato e il loro stato di salute va monitorato durante questa fase; i giovani vengono posizionati dentro una scatola di legno con stabulati con le stesse modalità riportate nel paragrafo dedicato al “letargo controllato”.
Alla fine di marzo le baby tartarughe riattiveranno il loro metabolismo; è importante nel primo periodo dopo il risveglio fare una sorta di bagnetto alle baby lasciandole per circa 15 minuti al giorno dentro una vasca con acqua tiepida che non superi l’altezza del piastrone: in questo modo potranno idratarsi e defecare. Scegliere per questa operazione le ore più calde della giornata e asciugarle alla fine. A partire dall’anno seguente le piccole potranno restare tutto l’anno in giardino e trascorrere anche il letargo all’esterno nelle stesse condizioni degli adulti.
Il periodo del letargo è ovviamente più breve nelle regioni meridionali, dove può ridursi fino a un paio di mesi.


Terrario baby

Terrario baby

terrario baby

Terrario baby

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