ALLEVAMENTO TARTARUGHE ACQUATICHE & PALUSTRI

In  base al luogo di origine della tartaruga, e tenendo conto delle sue dimensioni, bisognerà decidere se fare vivere l’animale all’interno o all’esterno. Le esigenze di allevamento, infatti, variano da specie a specie ed è opportuno informarsi sull’allevamento di una determinata specie prima di procedere all’acquisto.
In base alle esigenze sono quattro le tipologie di strutture che normalmente si utilizzano per le acquatiche: l’acquaterrario, il terracquario, il paludario ed infine il laghetto artificiale; di seguito spiegheremo le caratteristiche che deve contenere ogni singola struttura.  Le tartarughe sono animali molto territoriali per cui è bene allevarle secondo il rapporto di un maschio per due o tre femmine. Anche se bisogna sempre rapportarsi alla specie che si alleva poiché diverse specie sono molto aggressive, quindi è consigliato limitare gli incontri al solo periodo di accoppiamento per eventuali riproduzioni, è consigliato inoltre tenerle sotto sorveglianza negli incontri per poter intervenire e separarle nuovamente al fine di evitare che si feriscano a vicenda. Nel caso in cui si decida di prendere un ulteriore esemplare per completare il gruppo riproduttivo, bisogna assicurarsi che questo abbia fatto un periodo di circa due o tre mesi di quarantena, questo significa che bisogna allevare l’esemplare in una vasca separata; se dopo il periodo di quarantena la tartaruga non mostra segni di patologie è possibile farla convivere con il gruppo. E’ importante inoltre allevare in vasche separate specie di diversi continenti; la convivenza, infatti, potrebbe a lungo andare esporre entrambi gli esemplari a patologie virali o batteriche più o meno contagiose, dal momento che agenti patogeni ben tollerati da una specie possono invece causare gravi malattie, il più delle volte mortali, a soggetti che non sono mai venuti a contatto con quei determinati virus o batteri.

ACQUATERRARIO

Questa struttura è l’ideale per specie molto abili nel nuoto e prevalentemente acquatiche. La struttura è caratterizzata da un’ampia parte acquatica e da una zona emersa che può essere formata da un sughero galleggiante (in modo da non rubar spazio al nuoto), da lastre di vetro o plexiglas posizionate in orizzontale, oppure da tronchi di torbiera o radici di mangrovia. Essendo la parte acquatica molto abbondante, si consiglia un ottimo filtraggio che può essere assicurato da un filtro esterno. Questo filtro prevede due tipi di filtraggio, meccanico e biologico, e deve contenere 4 diversi materiali filtranti. Lo strato superficiale deve essere formato da una spugna che serve per filtrare i residui più grossolani; di seguito deve esserci della lana di perlon che serve a rimuovere i residui più fini; poi ci va uno strato composto da carboni attivi o da zeolite. Questi ultimi materiali sono molto importanti per un buon filtraggio: tramite micro-pori riescono ad incanalare sostanze di rifiuto, come cloro, ammoniaca e molecole organiche, ma a lungo andare cessano di funzionare e vanno periodicamente sostituiti. L’ultimo strato del filtro è costituito dai cannolicchi all’interno dei quali si andranno ad insediare i batteri nitrificanti che svolgono un’utile funzione nutrendosi delle sostanze di rifiuto e trasformando i nitrati in nitriti (meno dannosi ).
L’illuminazione è molto importante: l’acquaterrario deve essere provvisto di una lampada riscaldante di 40 o 60 W che può esser un semplice spot, lampadine ad incandescenza, faretti o lampade di ceramica per uso terraristico, inoltre deve disporre di una lampada che emetta raggi UVA-UVB; questa lampada è facilmente reperibile in tutti i negozi di acquariologia o terroristica. Le lampade devono essere posizionate rigorosamente in modo da irradiare la zona emersa per simulare in parte l’azione solare assicurando una temperatura su di essa tra i 28 e i 32°C, è importante non superare la soglia dei 32° perché si rischierebbe di scottare l’animale o di raggiungere comunque temperature prossime al limite massimo tollerabile. La vasca deve essere illuminata per 8-10 ore al giorno, poi è opportuno spegnere sia la lampada riscaldante che quella agli ultravioletti per consentire un gradiente termico notturno.
Se all’interno dell’acquaterrario decidiamo di allevarvi specie esotiche che non fanno letargo, quindi con clima diverso dal nostro nella stagione fredda, è importante che l’acquaterrario disponga di un termoriscaldatore per acquari. Il termoriscaldatore consente di riscaldare la temperatura dell’acqua portandola ai valori ottimali di allevamento di quella determinata specie, è importante scegliere un wattaggio adeguato alle dimensioni della vasca, il termoriscaldatore può essere rimosso dall’acquario o spento nella stagione primaverile/estiva; in questo periodo il clima consente, infatti, di avere condizioni favorevoli anche senza l’utilizzo di questo strumento. L’arredamento della vasca è un punto molto importante: è consigliato, infatti, utilizzare nella parte acquatica radici o tronchi semisommersi, che anche se rubano spazio al nuoto possono fornire degli utili appigli. La scelta degli oggetti di arredamento deve essere molto accurata, privilegiando sempre oggetti che rimangono fissi su un piano: se non siamo in grado di fornire questa sicurezza è meglio siliconarli tra di loro perché le tartarughe potrebbero rimanervi incastrate oppure a causa di crolli inaspettati potrebbero rimanerne schiacciate; pertanto non sottovalutiamo il pericolo che possono rappresentare tronchi e sassi collocati nell’acquaterrario.
L’utilizzo di un sub-strato non è indispensabile; possiamo infatti decidere di non inserirlo nella vasca, questo  permetterà una manutenzione facile e sbrigativa. Tuttavia per migliorare l’aspetto estetico si può usare come sub-strato della sabbia fine o grossolana, sassi di media grandezza o pietre. Il sub-strato scelto non deve comunque procurare problemi in caso di ingestione, per cui evitiamo ghiaia e piccoli sassolini che potrebbero causare occlusioni intestinali.
Le piante, oltre a rendere l’ambiente più naturale, aiutano il processo di filtraggio e di ossigenazione dell’acqua; possiamo utilizzare piante galleggianti come Lemna minor, Azolla caroliniana, Eichornia crassipes, Pistia stratiotes,  Salvina natans e Riccia fluitans . Vengono rigorosamente sconsigliate piante finte, poiché le tartarughe potrebbero strapparne dei brandelli e cibarsene causando così gravi occlusioni intestinali.
Ecco qualche esempio:  

Acquaterrario Sternotherus

acquaterrario

acquaterrario

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TERRACQUARIO

Questa struttura è consigliata per le specie poco abili nel nuoto. E’ caratterizzata soprattutto da un’ampia zona emersa, che può rappresentare gran parte della superficie, e da una parte acquatica con acqua poco profonda e poco movimentata.
La zona emersa può essere creata utilizzando contenitori abbastanza ampi o siliconando una lastra in obliquo che sia a tenuta stagna in modo da non far entrare acqua nella zona asciutta. In entrambi i casi come substrato nella parte terrestre può essere utilizzata della sabbia di fiume, della vermiculite o della torba di sfagno.
La parte acquatica deve essere poco movimentata, ma deve esser comunque ben filtrata, perciò anche in questo caso è consigliato l’utilizzo di un filtro esterno. Questo filtro prevede due tipi di filtraggio, meccanico e biologico, e deve contenere 4 diversi materiali filtranti. Lo strato superficiale deve essere formato da una spugna che serve per filtrare i residui più grossolani; di seguito deve esserci della lana di perlon che serve a rimuovere i residui più fini; poi ci va uno strato composto da carboni attivi o da zeolite. Questi ultimi materiali  sono molto importanti per un buon filtraggio: tramite micropori riescono ad incanalare sostanze di rifiuto, come cloro, ammoniaca e molecole organiche, ma a lungo andare cessano di funzionare e vanno periodicamente sostituiti. L’ultimo strato del filtro è costituito dai cannolicchi all’interno dei quali si andranno ad insediare i batteri nitrificanti che svolgono un’utile funzione nutrendosi delle sostanze di rifiuto e trasformando i nitrati in nitriti (meno dannosi ).
Il substrato della zona acquatica può essere formato anch’esso da sabbia di fiume. Se all’interno del terracquario decidiamo di allevare specie esotiche che non fanno letargo, quindi con clima diverso dal nostro nella stagione fredda, è importante che il terracquario disponga di un termoriscaldatore per acquari. Anche la zona emersa deve essere riscaldata, ma nello stesso tempo deve essere umida. Queste condizioni possono essere ottenute con un semplice nebulizzatore elettronico. oppure utilizzando delle piante, o ancora spruzzando quotidianamente acqua sulla zona emersa.
Per quanto riguarda il riscaldamento della zona terrestre sono consigliate le lampade riscaldanti che simulano il più possibile il calore emanato dal sole: possiamo utilizzare lampade spot, di ceramica, faretti, lampade ad incandescenza, ecc. Sono invece sconsigliati cavetti e tappetini riscaldanti.
La zona emersa deve inoltre disporre di lampade che emettano raggi UVA-UVB, si possono usare lampade compatte o neon, facilmente reperibili in tutti i negozi di acquariologia o terraristica. La struttura può essere arredata utilizzando nella zona terrestre e acquatica foglie secche, tronchi di torbiera, sughero o radici di mangrovia che oltre a dare un buon aspetto estetico possono fornire degli utili ripari. E’ possibile inserire varie piante sia nella zona acquatica che terrestre; si possono piantare nella zona emersa dello Spathiphyllum o del Pothos, che aiutano a mantenere alta l’umidità, mentre nella parte acquatica si possono utilizzare svariate piante che oltre a fornire dei ripari potrebbero essere usate dalle tartarughe come integrazione alla dieta vegetariana.
Ecco qualche esempio:

terracquario

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PALUDARIO

Questa struttura è molto simile al terracquario, è consigliata per l’allevamento di specie palustri ed è caratterizzata da un’ampia area terrestre e da una ridottissima superficie acquatica. La suddetta struttura dovrebbe es­sere sempre provvista di coper­chio, per mantenere al suo interno un alto tasso di umidità. In poche parole un paludario è un ambiente prettamente terrestre con l’integrazione di una piccola parte acquatica; tale parte può essere semplicemente realizzata con l’inserimento di una vasca poco profonda interrata nel substrato, oppure applicando delle lastre trasversali e rendendo il tutto a tenuta stagna. La parte acquatica, anche se poco estesa, deve essere sempre pulita; per facilitare le opere di manutenzione si può inserire al suo interno un filtro ad immersione ad azione meccanica.
Per il sub-strato della zona terrestre, che ricopre gran parte del’intera superficie della struttura, possono essere utilizzati svariati materiali; i più usati nonché consigliati sono circa 15-20 cm di torba di sfagno con l’aggiunta di muschio e foglie secche. Questo tipo di sub-strato ricrea un’ottima umidità ambientale, inoltre la forte acidità della torba previene l’insorgere di patologie fungine. In alternativa a questo sub-strato si può utilizzare della vermiculite, della fibra di cocco oppure della corteccia.
La zona emersa deve essere umida ma nello stesso tempo calda; il riscaldamento si può ottenere utilizzando delle semplici lampade riscaldanti (lampade spot, di ceramica, ad incandescenza o semplici faretti). L’umidità ambientale si ricrea invece con l’apporto di nebulizzatori elettronici, spruzzando quotidianamente acqua nel sub-strato o con l’aggiunta di piante nella zona terrestre che grazie agli innaffiamenti consentono di mantenere il sub-strato molto umido. E’ molto importante anche l’irradiazione di ultravioletti; questi raggi possono essere simulati da comuni lampade per uso terraristico, come le compatte o dei neon a tubo. L’arredamento del paludario è un punto molto importante: serve per ricreare un ambiente simile a quello d’origine dell’animale che vi ospiteremo, senza tuttavia trascurare l’aspetto estetico. Si possono inserire piante terrestri ed acquatiche, sassi non taglienti, tronchi o sughero, che potranno fornire degli utili ripari agli animali.

paludario

paludario

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IL LAGHETTO

Il laghetto artificiale è la miglior soluzione per allevare specie autoctone, per le specie che si adattano alle nostre temperature e anche per l’allevamento di specie esotiche nella stagione calda. Il vantaggio di avere un laghetto è quello che le nostre tartarughe possono essere allevate nel modo più naturale possibile, infatti l’irradiazione solare può in parte essere simulata da lampade, ma fornisce solo in parte i benefici rispetto a quelli che può fornire il sole. Un altro fattore positivo del laghetto e che le riproduzioni sono facilitate proprio per lo stato naturale in cui si allevano le tartarughe. Per la costruzione di laghetti artificiali possiamo prendere in considerazione due sistemi. In commercio esistono molti tipi di laghetti preformati di svariate dimensioni e forme e molti allevatori preferiscono adoperare queste strutture perché riducono di molto il tempo di costruzione. Altri allevatori, per ragioni sia economiche che estetiche, preferisco adoperare dei teli in PVC. La realizzazione di un laghetto è molto semplice ma nello stesso tempo impegnativa.
La scelta del luogo in cui effettuare lo scavo deve essere fatta con molta cura: si deve scegliere un luogo ben soleggiato ma con zone d’ombra, assicurandosi inoltre che nel sottosuolo non siano presenti tubazioni o edifici come cantine, box, ecc. La profondità ideale dovrà essere superiore agli 80 cm. Una volta terminato lo scavo si posizionerà il telo o lo stampo, assicurandosi di richiudere lo scavo in eccesso utilizzando della sabbia o della malta. Riempiendo il laghetto di acqua questo prenderà forma e sarà più facile individuare le zone vuote da riempire.
E’ possibile dotare il laghetto di un filtro o di una pompa di ricircolo in modo che l’acqua non subisca fenomeni di ristagno; questo può anche essere evitato con un abbondante uso di piante sommerse o galleggianti che aiutano il filtraggio dell’acqua e di sostanze organiche.
Prima di poter inserire le piante e le tartarughe all’interno dell’acqua dobbiamo aspettare che questa decanti e si instauri un certo equilibrio biologico. Questo periodo di maturazione in media si aggira tra i 7 e i 15 giorni. Come piante si possono utilizzare Lemna minor, Azolla caroliniana, Eichornia crassipes, Pistia stratiotes,  Salvina natans, Riccia fluitans, Thypha latifolia, Cartedaria, Arundo donax, Juncus ensifolius, Caltha palustris, Elodea canadensis. Sono da evitare, perche irritanti o tossiche per le tartarughe, vegetali come calle, ibis, ciclamini, oleandri, edera, azalee e rododendri.
Infine il laghetto dovrà essere recintato accuratamente con dei muretti o con delle palizzate di legno, l’altezza minima della recinzione deve essere il doppio della misura delle tartarughe che alloggeranno nel laghetto. Dovrà inoltre essere parzialmente interrato in modo che le tartarughe non si diano alla fuga scavando nel terreno. Ovviamente la recinzione dovrà includere uno spazio che serva come zona emersa per il basking e per le eventuali deposizioni.
Qualche esempio di laghetto:

laghetto

laghetto

laghetto

laghetto

laghetto

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