ALIMENTAZIONE TARTARUGHE TERRESTRI


Ogni specie presenta esigenze di alimentazione diverse, per cui è nostro compito informarci sulla specie che alleviamo o che vorremmo allevare: un’alimentazione varia e corretta è alla base di un ottimo stato di salute dei propri esemplari.
La soluzione migliore consiste nel lasciare che la tartaruga si cibi delle erbe selvatiche che crescono spontanee nella recinzione; in alternativa vanno somministrati gli alimenti che troverebbero in natura o che abbiano un valore nutrizionale simile. Le tartarughe non possono masticare il cibo, riescono al massimo a fermare e spezzettare piccoli pezzi di vegetali grazie alla loro bocca rivestita da un becco corneo chiamato ranfoteca. Il cibo viene ingerito intero; un aiuto all’ingestione del cibo viene dato dalla lingua, fissata nella cavità boccale dove il cibo viene in parte lubrificato da ghiandole salivari. Le tartarughe soffrono in modo particolare gli squilibri alimentari per quanto riguarda il calcio e le proteine, perciò l’alimentazione deve essere ricca di calcio, vitamine, fibre ed acqua ma povera di fosforo e proteine. L’alimentazione corretta deve essere formata dal 90% di vegetali: erbe di campo, tarassaco o dente di leone, trifoglio, piantaggine, centonchio, ortica, malva, timo, gelso, vite, silene, ravizzone, insalata romana, radicchio, riccia, cicoria, pale di opuntia, crescione, cardi, fiori di ibisco e scarola. Alcune piante non sono adatte perché tossiche o irritanti; per questo motivo si sconsiglia la somministrazione di ranuncolo, romice, robinia, vitalba, pepe d'acqua, ecc. Si consiglia quindi di informarsi sulle caratteristiche della pianta prima di somministrarla alla propria tartaruga. Saltuariamente inoltre dobbiamo cercare di integrare la dieta fornendo frutta e ortaggi quali spinaci, fragole, lamponi, carota, zucchina, finocchi, melanzane, anguria, melone, pera, uva, pomodoro e fichi d’india. Questi ultimi alimenti  devono essere somministrati massimo due volte al mese.
Poiché l’alimentazione è formata da almeno 70-80% di acqua, le tartarughe non hanno molte esigenze di bere, ma dobbiamo sempre fornire in una vaschetta o in un sottovaso dell’acqua che andrà quotidianamente sostituita.
Un'alimentazione errata è la causa principale di innumerevoli patologie nonché deformazioni permanenti nel carapace, come ad esempio la famosa piramidalizzazione degli scuti dovuta ad un’alimentazione sbagliata ed a condizioni di allevamento pessime. Sono da evitare assolutamente alimenti di origine animale, pane, riso, pasta e farinacei di ogni genere, legumi, banane e agrumi, latte, formaggi o altri prodotti derivanti dal latte, cibi per cani o gatti.
Ricordiamo che l’energia contenuta nel cibo è sotto forma di zuccheri. Gli alimenti che ne contengono di più sono il pane e i cereali. Se il cibo che si fornisce alle nostre tartarughe contiene troppa energia, l’animale crescerà troppo in fretta e l’energia in eccesso andrà a formare bolle di grasso che si accumuleranno un po’ dappertutto: negli organi interni, soprattutto nel fegato ma anche nei tessuti cardiaci. Perciò un’alimentazione errata non provoca solo danni a livello estetico (le tipiche “gobbette” da piramidalizzazione), ma si ripercuote sulle condizioni generali di salute.
Da non trascurare infine la consistenza degli alimenti: in natura il cibo delle tartarughe è molto spesso secco e questo permette loro di limare la ranfoteca; in cattività invece trovano quasi esclusivamente del cibo fresco, verde e tenero. La conseguenza è uno sviluppo abnorme della ranfoteca (“becco a pappagallo”), brutto a livello estetico ma anche pericoloso perché se la parte cornea del becco si rompe rischia di dare origine a seri problemi come gravi ferite a rischio di infezione.
Se l’alimentazione dei nostri esemplari è corretta non è necessaria alcuna integrazione: molti vegetali contengono infatti abbondante calcio, che grazie alla vitamina D3 fornita dai raggi solari viene disciolto e trasferito in tutto il corpo. Per noi è difficile stabilire di quanto calcio necessita una tartaruga e se ha carenze di quest’ultimo. Somministrando calcio in polvere sugli alimenti rischiamo però di eccedere ed il calcio superfluo potrebbe raggrupparsi e formare dei pericolosi calcoli renali. Per questo motivo si consiglia di non aggiungere calcio in polvere agli alimenti, lasciando invece a disposizione dell’esemplare un osso di seppia che verrà sgranocchiato se necessario.

 

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